Per comprendere quanto sia democratico il calcio – almeno in linea teorica – bisogna fare un salto indietro di qualche giorno, e una trasferta di 3229 km, tanti quanti distano Birmingham e Istanbul.
William Windsor, principe di Galles, erede al trono d’Inghilterra, era lì, in Turchia, mercoledì 20 maggio, a vedere la finale di Europa League, il secondo trofeo continentale per squadre di club, del suo Aston Villa. Non come componente della famiglia reale, non in visita di cortesia, ma come il più scatenato dei tifosi. Se c’è qualcosa che gli fa perdere del tutto l’osservanza del protocollo, infatti, è la maglia dei Villans.
E nella stagione nella quale l’Aston Villa è riuscito a vincere un trofeo europeo dopo 44 anni di attesa, ha mostrato al mondo come l’erede al trono che fu di Elisabetta II e il rappresentante della working class possano provare la stessa smisurata gioia. Democrazia del football, appunto.
William al termine della partita di Istanbul ha festeggiato infatti senza nessun controllo formale: è sceso negli spogliatoi con la squadra, ha abbracciato Unay Emery, l’allenatore, specialista di vittorie in Europa League – ne ha vinte tre con tre squadre diverse – ha posato con il trofeo, e poi ha seguito il gruppo anche in hotel per la festa scatenata, dalle 2.30 alle 6 del mattino.
William conosce il calcio, sa di cosa parla, è amato dai calciatori, li incontra anche al campo d’allenamento, conosce ogni dettaglio, è parte della squadra come ogni tifoso che parla del suo club usando la prima persona plurale. “Sono molto contento per noi”, disse a Emery, dopo la qualificazione in finale, usando il “Noi”, perché un tifoso è la squadra, anche se il tifoso ha il trono di re nel suo futuro.
Quella per il Villa è una passione smisurata nata da bambino, perché una delle persone che si occupavano di lui e lo accompagnavano a scuola era tifoso dei Villans (e una volta lo portò anche a una finale di FA Cup). C’è tanto, tantissimo, di quella passione: c’è, ad esempio, una serata in un pub alla stazione di Birmingham New Street, con William che ha un buco di un’ora e mezza tra gli impegni ufficiali e chiede di incontrare un gruppo di tifosi del Villa per una pinta prima della partita con l’Everton. Sì, il futuro re entra in un pub di stazione, si mescola ai tifosi e dice “potete chiamarmi per nome”. A loro confessa che di calcio vorrebbe parlare anche di più, ma è anche presidente della Football Association e non può dare troppo spazio alla sua anima tifosa. Ma soprattutto confessa un’altra cosa: segue i forum dell’Aston Villa sotto nomi diversi e posta lì per capire che cosa pensa davvero la tifoseria. Non si limita a leggere i giornali o i briefing: va nei luoghi più grezzi e autentici della discussione da tifosi. Il calcio questo è: un gigantesco mondo orizzontale, senza differenze.
